Mosca smentisce le cifre sul debito contratto dal Venezuela con la Federazione russa, assicurando che le ricostruzioni della stampa sono “esagerate”.
L’importo di 17 miliardi di dollari che la Russia avrebbe
investito e prestato al Venezuela è esagerato. A dichiararlo
il vicepresidente della Duma, Michail Emeljanov. Secondo il
vicepresidente della camera bassa russa con delega alle riforme e alla
legislazione, infatti, la parte non pagata del prestito ammonta a $4MLD.
“La somma che viene citata è di 17 miliardi di dollari… Ma
questa è una cifra artificiale: questo è l’importo totale, sia degli
investimenti accumulati della Federazione russa in Venezuela che i
prestiti emessi a favore del paese latinoamericano. Alcuni di questi
prestiti sono già stati restituiti da molto tempo, compresi quelli
militari. Quanto agli investimenti fatti nell’industria petrolifera sono
molto difficili da confiscare anche in caso di cambio di governo a
Caracas, sono stati fatti tutti in accordo con i principi del diritto
internazionale” – ha spiegato Emeljanov ai giornalisti.
Secondo il deputato, gli investimenti russi nell’industria
petrolifera venezuelana sono sicuri. “Se arriva un nuovo governo, non è
affatto certo che porteranno via tutto così facilmente con un tratto di
penna” – ha osservato Emeljanov, ribadendo che la posizione degli
investimenti russi in ambito energetico e petrolifero è protetta dalla
legislazione internazionale.
Emeljanov ha ricordato inoltre che i leader dell’opposizione
hanno già dichiarato in diverse occasioni che la cooperazione militare
con la Federazione russa e la Repubblica Popolare Cinese sarà interrotta
qualora Guaidó sostituisse Maduro alla guida del Venezuela, ma che la
cooperazione economica continuerà e tutti i trattati rimarranno in
vigore. Mosca e Pechino, oltre ad essere i principali alleati
internazionali di Nicolás Maduro, sono anche i principali creditori del
governo di Caracas. In diverse occasioni il leader dell’opposizione Juan
Guaidó per convincere Russia e Cina ad abbandonare Maduro ha ripetuto
che un cambio di governo a Caracas è anche nell’interesse di Mosca e
Pechino, poiché avrebbero di fronte un governo solvente e non il
chavismo che, a suo dire, è responsabile della bancarotta dello stato
venezuelano. Mosca ha sempre ribadito che la presidenza di Guaidó “non
esiste”.
“Se parliamo della parte non pagata del prestito, stimiamo
che siano 4 miliardi” – ha concluso Emeljanov per rassicurare sulla
tenuta dell’esposizione di Mosca nei confronti di Caracas.
Secondo Emeljanov, inoltre, la crisi in Venezuela è dovuta al crollo del prezzo del petrolio,
che ha ridotto notevolmente gli introiti dello stato. Di questo calo
dei prezzi “hanno approfittato gli Stati Uniti per destabilizzare la
Repubblica Bolivariana”.
(fonte: LINK)
venerdì 29 marzo 2019
giovedì 28 marzo 2019
GUAIDO' FA LA FINE DI AL CAPONE, BECCATO PER REATI FISCALI.
Elvis Amoroso, controllore generale del Venezuela (con funzioni
equivalenti a quelle della Corte dei Conti) ha annunciato oggi
l'ineleggibilità di Guaidò a ogni carica pubblica per 15 anni. Inoltre, dovrà rispondere di "occultamento di informazioni patrimoniali".
L' "interdetto" autoproclamatosi fa autogol: "Sono sconvolti dal fatto che stiamo recuperando i soldi che hanno rubato".
Questa misura è supportata dall'articolo 105 dell'Ufficio dei revisori dei conti, che autorizza l'imposizione di sanzioni di inabilitazione ai funzionari pubblici. Amoroso basa la sua richiesta sul fatto che il deputato Guaidó ha effettuato 91 viaggi all'estero, cosa che non può giustificare con il suo stipendio di pubblico ufficiale. "Ha effettuato 91 viaggi all'estero senza un'autorizzazione per un importo di 570 milioni di bolivar che non può essere giustificato con il suo stipendio di dipendente pubblico", ha detto il controllore generale del Venezuela in una conferenza stampa.
Ha anche indicato che il parlamentare "ha usurpato le funzioni pubbliche e ha commesso azioni con governi stranieri che danneggiano il popolo del Venezuela e le sue risorse pubbliche". Con queste azioni ha creato un grave danno alla pace sociale del paese e alla stabilità democratica.
Secondo la costituzione bolivariana, i funzionari pubblici non possono ricevere aiuto da governi stranieri. "L'11 febbraio la Contraloría (la ns Corte dei Conti) ha ordinato l'inizio della indagini su Juan Guaidó deputato in disprezzo per aver taciuto informazioni e ricevuto fondi non dichiarati provenienti dall'estero." Nei controlli si sono rilevate "incongruenze" e "spese eccessive non compatibili con il suo stile di vita, ha soggiornato in alberghi di lusso all'interno e all'esterno del paese".
Amoroso ha puntualizzato che queste sanzioni non hanno nulla a che fare con la situazione attuale nel paese e ha invitato le organizzazioni internazionali a "non solidarizzare automaticamente" con il leader del partito VP, ma che prima chiedano alla Contraloria il motivo per cui Guaidò è stato inabilitato. Tutti i deputati del Venezuela devono dichiarare il loro patrimonio, queste sanzioni non hanno nulla a che vedere con la situazione politica, ma con le violazioni della Costituzione della Repubblica e regolamenti interni della stessa Assemblea Nazionale", di cui Guaidò fa parte.
Per questo motivo, Amoroso ha esortato la Procura della Repubblica a prendere le azioni del caso e ha ordinato alla Dirección de Declaración Jurada de Patrimonio di attuare tutte le procedure di sanzionamento previste dalla legislazione vigente.
(fonte: link)
L' "interdetto" autoproclamatosi fa autogol: "Sono sconvolti dal fatto che stiamo recuperando i soldi che hanno rubato".
Questa misura è supportata dall'articolo 105 dell'Ufficio dei revisori dei conti, che autorizza l'imposizione di sanzioni di inabilitazione ai funzionari pubblici. Amoroso basa la sua richiesta sul fatto che il deputato Guaidó ha effettuato 91 viaggi all'estero, cosa che non può giustificare con il suo stipendio di pubblico ufficiale. "Ha effettuato 91 viaggi all'estero senza un'autorizzazione per un importo di 570 milioni di bolivar che non può essere giustificato con il suo stipendio di dipendente pubblico", ha detto il controllore generale del Venezuela in una conferenza stampa.
Ha anche indicato che il parlamentare "ha usurpato le funzioni pubbliche e ha commesso azioni con governi stranieri che danneggiano il popolo del Venezuela e le sue risorse pubbliche". Con queste azioni ha creato un grave danno alla pace sociale del paese e alla stabilità democratica.
Secondo la costituzione bolivariana, i funzionari pubblici non possono ricevere aiuto da governi stranieri. "L'11 febbraio la Contraloría (la ns Corte dei Conti) ha ordinato l'inizio della indagini su Juan Guaidó deputato in disprezzo per aver taciuto informazioni e ricevuto fondi non dichiarati provenienti dall'estero." Nei controlli si sono rilevate "incongruenze" e "spese eccessive non compatibili con il suo stile di vita, ha soggiornato in alberghi di lusso all'interno e all'esterno del paese".
Amoroso ha puntualizzato che queste sanzioni non hanno nulla a che fare con la situazione attuale nel paese e ha invitato le organizzazioni internazionali a "non solidarizzare automaticamente" con il leader del partito VP, ma che prima chiedano alla Contraloria il motivo per cui Guaidò è stato inabilitato. Tutti i deputati del Venezuela devono dichiarare il loro patrimonio, queste sanzioni non hanno nulla a che vedere con la situazione politica, ma con le violazioni della Costituzione della Repubblica e regolamenti interni della stessa Assemblea Nazionale", di cui Guaidò fa parte.
Per questo motivo, Amoroso ha esortato la Procura della Repubblica a prendere le azioni del caso e ha ordinato alla Dirección de Declaración Jurada de Patrimonio di attuare tutte le procedure di sanzionamento previste dalla legislazione vigente.
(fonte: link)
VENEZUELA: QUANTO SONO COSTATE LE SANZIONI E IL CYBER ATTACK
VENEZUELA: CAMBIO DELLA RETORICA USA CHE PASSA DALLA "CRISI UMANITARIA" A "#HASTATOPUTIN"
Che l'autoproclamazione di Guaidò guidata dagli USA e dai suoi alleati stia fallendo miseramente comincia ad essere evidente al mondo e anche all'opposizione venezuelana. Il tentativo di colpo di stato USA non ha ottenuto il risultato di sfaldare le Forze Armate Nazionali Bolivariane, una condizione necessaria per il suo successo. Nessun controllo dell'amministrazione pubblica da parte di Guaidò e scricchiola anche l'opposizione da tempo. L'ultimo scricchiolio in ordine di tempo arriva da Carlos Blanco, consigliere del partito di estrema destra Vente Venezuela, su TN il 27 marzo: "L'errore strategico è stato quello di offrire ciò che non si poteva. Possiamo raccontarci tutte le storie dell'universo, ma l'idea era che il 23 febbraio o intorno a quella data ci sarebbe stato l'ingresso degli aiuti umanitari, il crollo dell'Alto Comando Militare e l'uscita di Maduro. Questa era l'offerta ed è fallita." E invece Guaidò ieri annuncia per il 6 aprile il "Simulacro dell'Operazione Libertà" per rispondere al malcontento e alle accuse dei suoi, ma ha ottenuto solo lo scherno, a tratti esilarante, della rete (30mila citazioni in 3 ore) e il rifiuto del Segretario Generale di Azione Democratica, Henry Ramos Allup, di farsi fotografare durante l'ennesima dichiarazione pubblica con l'autoproclamato, che continua solo nel tentativo goffo di alimentare le aspettative davanti all'ondata di delusione dei suoi. Si tratta del 4° D-Day dopo quello del 23 gennaio, 12 febbraio, 23 febbraio, con l'obiettivo di aumentare l'escalation di minacce e creare caos generalizzato e violenza nelle strade sotto il mantra logoro delle "proteste dei cittadini".
L'opposizione antichavista in Venezuela ha solo confezionato fallimenti nel corso degli ultimi anni (dalle rivoluzioni colorate sia del 2014 sia del 2017) e si è ridotta ad un fenomeno social su twitter, utilizzato anche dai settori dell'estrema destra venezuela - minoritaria secondo i sondaggi, ma ben connessa con gli USA (si pensi ad esempio alle relazione tra María Corina Machado, leader di "Vente Venezuela", e il senatore USA Marco Rubio) - per pressare Guaidó. Sono loro a chiedere sulle reti l'intervento militare straniero, preferibilmente statunitense, con tanto di time bombing.
Il fallimento dell'operazione "aiuti umanitari" del 23 febbraio ha costretto Washington a ricalibrare i piani di aggressione contro il Venezuela. Il passo successivo è stato il 'Cyber Attack' contro la centrale idroelettrica di Guri (come sostiene non solo il governo di Maduro, ma anche Forbes), nello stato di Bolivar, nella notte del 7 marzo. Il blackout generale che ha lasciato il Venezuela senza elettricità per diversi giorni, estendendo i suoi effetti dannosi all'approvvigionamento idrico e alla produzione di petrolio, ha rianimato per qualche ora la figura dell'autoproclamato Guaidó.
Parallelamente, un piano di guerra irregolare a bassa intensità si stava facendo strada silenziosamente. Il capo dell'ufficio di Juan Guaidó e militante del suo partito (VP), Roberto Marrero, è stato arrestato dalle autorità venezuelane con l'accusa di essere a capo di un piano per far entrare delle cellule mercenari reclutate in America centrale con l'obiettivo di commettere atti di sabotaggio ai servizi pubblici e assassini mirati contro i leader chavisti (LINK). Queste operazioni hanno costi molto alti e abbiamo raccontato i giorni scorsi il disegno criminale internazionale per accedere a fondi cospicui di finanziamento grazie a parentele influenti nei posti che contano (LINK), secondo il modello Elliot Abrams ampiamente collaudato in Iran-Contras. La cellula terroristica sarebbe dovuta intervenire in occasione del nuovo sabotaggio elettrico occorso lo scorso 25 marzo.
L'idea di un intervento militare diretto, unilaterale o consensuale, in stile "coalizione dei volenterosi", continua ad essere messa in discussione dalla maggior parte della comunità internazionale, anche quello che supporta politicamente la figura di Guaidó. Ma più i giorni passano e più gli USA hanno come unica opzione quella della forza militare per tentare di ottenere l'uscita forzata di Maduro.
L'unico evento geopolitico degli ultimi giorni è stato l'arrivo, nel quadro degli accordi di cooperazione in ambito militare, di 99 soldati russi e 35 tonnellate di attrezzature, con due velivoli all'aeroporto di Maiquetia di Caracas (l'Antonov An-124 e un aereo passeggeri Ilyushin Il-62 , entrambi dell'Aeronautica Militare, sotto il comando del Generale russo, Vasily Tonkoshkurov) a poche ore dall'annuncio del procuratore speciale Robert Mueller che ha sentenziato che la Russia non è intervenuta a modificare i risultati delle elezioni presidenziali del 2016 a favore di Trump.
I neoconservatori al comando della Casa Bianca approfittano dunque della situazione per accrescere la loro retorica guerrafondaia e per ricomporre la narrativa anti-russa indebolita dalla conclusione del rapporto Mueller. La paventata minaccia di cui parlano è un rapporto consolidato di oltre 10 anni sul piano della cooperazione militare, finanziaria ed energetica tra Russia e Venezuela, che hanno portato nella Repubblica bolivariana un sistema difensivo, composto da cannoni antiaerei ZU-23, sistemi missilistici Buk-2M, Pechora-2M e S-300, volti ad ostacolare i tentativi di aggressione militare.
Dietro al discorso ideologico della dottrina Monroe esistono meramente scopi ampiamente conosciuti: il cambio di governo che consentirebbe agli USA di appropriarsi delle immense risorse energetiche del Venezuela, ottenendo così di fermare il loro declino su scala globale. Dunque, rimuovere la Russia, partner petrolifero e militare del Venezuela, è una conditio sine qua non, anche per compensare la sconfitta in Siria. Per gli USA significherebbe una vendetta contro i russi e il ripristino dell'egemonia.
Il fallimento, il 23 febbraio, del metodo dei c.d. "aiuti umanitari" ha perso di credibilità, soprattutto da quando anche il New York Times, ha rivelato che non fossero i chavisti ad averli bruciati, bensì l'opposizione. Miseramente fallito anche il mega concerto LiveAid e appare abbastanza ridicola la voce che gira di una sua riproposizione.
Anche il piano B di attaccare la rete elettrica nazionale per far posto a una guerra a bassa intensità irregolare e portare il paese in uno stato di shock e di anarchia, non ha ottenuto il suo obiettivo.
La diplomazia venezuelana è stata intelligente nel denunciare tempestivamente i piani di intervento paramilitari agli organismi internazionali. Ora, anche la CNN e Bloomberg hanno scoperto come gli Stati Uniti erano a conoscenza dello sventato assasinio di Maduro lo scorso 4 agosto 2018. Washington tenta di togliersi di dosso l'etichetta di paese ad orientamento mercenario. I costi politici cominciano a farsi sentire e molti alleati USA non vogliono compromettersi più del dovuto continuando a sostenere un "governo" che non governa, come ad esempio Germania e Spagna (LINK).
Dunque siamo passati dalla retorica della "crisi umanitaria" a quella di "far uscire i russi dal Venezuela", perché si sa ... #HaStatoPutin
(liberamente tratto da: LINK)
L'opposizione antichavista in Venezuela ha solo confezionato fallimenti nel corso degli ultimi anni (dalle rivoluzioni colorate sia del 2014 sia del 2017) e si è ridotta ad un fenomeno social su twitter, utilizzato anche dai settori dell'estrema destra venezuela - minoritaria secondo i sondaggi, ma ben connessa con gli USA (si pensi ad esempio alle relazione tra María Corina Machado, leader di "Vente Venezuela", e il senatore USA Marco Rubio) - per pressare Guaidó. Sono loro a chiedere sulle reti l'intervento militare straniero, preferibilmente statunitense, con tanto di time bombing.
Il fallimento dell'operazione "aiuti umanitari" del 23 febbraio ha costretto Washington a ricalibrare i piani di aggressione contro il Venezuela. Il passo successivo è stato il 'Cyber Attack' contro la centrale idroelettrica di Guri (come sostiene non solo il governo di Maduro, ma anche Forbes), nello stato di Bolivar, nella notte del 7 marzo. Il blackout generale che ha lasciato il Venezuela senza elettricità per diversi giorni, estendendo i suoi effetti dannosi all'approvvigionamento idrico e alla produzione di petrolio, ha rianimato per qualche ora la figura dell'autoproclamato Guaidó.
Parallelamente, un piano di guerra irregolare a bassa intensità si stava facendo strada silenziosamente. Il capo dell'ufficio di Juan Guaidó e militante del suo partito (VP), Roberto Marrero, è stato arrestato dalle autorità venezuelane con l'accusa di essere a capo di un piano per far entrare delle cellule mercenari reclutate in America centrale con l'obiettivo di commettere atti di sabotaggio ai servizi pubblici e assassini mirati contro i leader chavisti (LINK). Queste operazioni hanno costi molto alti e abbiamo raccontato i giorni scorsi il disegno criminale internazionale per accedere a fondi cospicui di finanziamento grazie a parentele influenti nei posti che contano (LINK), secondo il modello Elliot Abrams ampiamente collaudato in Iran-Contras. La cellula terroristica sarebbe dovuta intervenire in occasione del nuovo sabotaggio elettrico occorso lo scorso 25 marzo.
L'idea di un intervento militare diretto, unilaterale o consensuale, in stile "coalizione dei volenterosi", continua ad essere messa in discussione dalla maggior parte della comunità internazionale, anche quello che supporta politicamente la figura di Guaidó. Ma più i giorni passano e più gli USA hanno come unica opzione quella della forza militare per tentare di ottenere l'uscita forzata di Maduro.
L'unico evento geopolitico degli ultimi giorni è stato l'arrivo, nel quadro degli accordi di cooperazione in ambito militare, di 99 soldati russi e 35 tonnellate di attrezzature, con due velivoli all'aeroporto di Maiquetia di Caracas (l'Antonov An-124 e un aereo passeggeri Ilyushin Il-62 , entrambi dell'Aeronautica Militare, sotto il comando del Generale russo, Vasily Tonkoshkurov) a poche ore dall'annuncio del procuratore speciale Robert Mueller che ha sentenziato che la Russia non è intervenuta a modificare i risultati delle elezioni presidenziali del 2016 a favore di Trump.
Subito Mike Pompeo, John Bolton, Marco Rubio e Mike Pence hanno cominciato a twittare che l'arrivo dei russi in Venezuela non sarebbe rimasto impunito. E' ricominciata la guerra fredda e l'applicazione della dottrina Monroe. A stretto giro della telefonata tra il capo della diplomazia statunitense, Mike Pompeo, e il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, un grande incendio ha danneggiato i trasformatori della centrale idroelettrica di Guri e c'è stato un nuovo blackout generale in Venezuela.
Nel frattempo, il portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Russia, Maria Zajárova, ha detto che la presenza di militari russi in Venezuela è nel pieno rispetto della costituzione venezuelana, essenso un accordo di cooperazione militare firmato nel 2001. A sua volta, il capo della commissione affari esteri della camera alta del parlamento russo, Konstantin Kosachev, ha chiesto che i militari USA lascino diverse regioni del mondo in cui hanno un'ampia presenza militare. Poco dopo, il presidente Donald Trump si è fatto fotografare con Fabiana Rosales, moglie di Guaidó, presso l'Ufficio Ovale chiedendo alla Russia di abbandonare il Venezuela. Anche il gruppo di Lima, e gli stessi paesi del OAS, hanno fatto eco a Trump, in aperta violazione della "sovranità nazionale". Gli USA insistono sul fatto che "tutte le opzioni sono sul tavolo", ma l'arrivo dei russi è un deterrente all'intervento militare per chi, come gli Stati Uniti, vorrebbe essere l'unico attore geopolitico che può avere una presenza in America Latina e dove per altro possiede dieci basi militari che hanno portato ben poca sicurezza e prosperità nella loro lunga storia nel continente latino.
Nel frattempo, il portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Russia, Maria Zajárova, ha detto che la presenza di militari russi in Venezuela è nel pieno rispetto della costituzione venezuelana, essenso un accordo di cooperazione militare firmato nel 2001. A sua volta, il capo della commissione affari esteri della camera alta del parlamento russo, Konstantin Kosachev, ha chiesto che i militari USA lascino diverse regioni del mondo in cui hanno un'ampia presenza militare. Poco dopo, il presidente Donald Trump si è fatto fotografare con Fabiana Rosales, moglie di Guaidó, presso l'Ufficio Ovale chiedendo alla Russia di abbandonare il Venezuela. Anche il gruppo di Lima, e gli stessi paesi del OAS, hanno fatto eco a Trump, in aperta violazione della "sovranità nazionale". Gli USA insistono sul fatto che "tutte le opzioni sono sul tavolo", ma l'arrivo dei russi è un deterrente all'intervento militare per chi, come gli Stati Uniti, vorrebbe essere l'unico attore geopolitico che può avere una presenza in America Latina e dove per altro possiede dieci basi militari che hanno portato ben poca sicurezza e prosperità nella loro lunga storia nel continente latino.
Dietro al discorso ideologico della dottrina Monroe esistono meramente scopi ampiamente conosciuti: il cambio di governo che consentirebbe agli USA di appropriarsi delle immense risorse energetiche del Venezuela, ottenendo così di fermare il loro declino su scala globale. Dunque, rimuovere la Russia, partner petrolifero e militare del Venezuela, è una conditio sine qua non, anche per compensare la sconfitta in Siria. Per gli USA significherebbe una vendetta contro i russi e il ripristino dell'egemonia.
Anche il piano B di attaccare la rete elettrica nazionale per far posto a una guerra a bassa intensità irregolare e portare il paese in uno stato di shock e di anarchia, non ha ottenuto il suo obiettivo.
La diplomazia venezuelana è stata intelligente nel denunciare tempestivamente i piani di intervento paramilitari agli organismi internazionali. Ora, anche la CNN e Bloomberg hanno scoperto come gli Stati Uniti erano a conoscenza dello sventato assasinio di Maduro lo scorso 4 agosto 2018. Washington tenta di togliersi di dosso l'etichetta di paese ad orientamento mercenario. I costi politici cominciano a farsi sentire e molti alleati USA non vogliono compromettersi più del dovuto continuando a sostenere un "governo" che non governa, come ad esempio Germania e Spagna (LINK).
Dunque siamo passati dalla retorica della "crisi umanitaria" a quella di "far uscire i russi dal Venezuela", perché si sa ... #HaStatoPutin
(liberamente tratto da: LINK)
LE FALSE FOTOGRAFIE DELL'EMERGENZA UMANITARIA E SANITARIA NEGLI OSPEDALI VENEZUELANI
Queste FOTO, condivise almeno 392.000 volte su Facebook dal 10 febbraio 2019 sono state usate dai media per mostrare la crisi umanitaria in Venezuela degli ultimi mesi. Ebbene nessuna di queste foto è recente e non tutte sono state scattate in Venezuela.
L'AFP ha scoperto la provenienza di ciascuna fotografia.
RUSSIA AGLI USA: RIMUOVETE LE TRUPPE IN SIRIA PRIMA DI CHIEDERE IL NOSTRO RITIRO DAL VENEZUELA
Il Ministro degli Esteri russo Lavrov ha invitato il presidente Donald
Trump "a rimuovere le truppe USA dalla Siria prima di chiedere alla
Russia di ritirarsi dal Venezuela".
Risponde anche il Ministro degli Esteri venezuelano, J. Arreaza: "Ogni giorno il presidente Nicolas Maduro e il popolo del Venezuela ricordano agli Stati Uniti #HandsoffVenezuela".
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zajárova, ha chiesto la fine delle azioni provocatorie dell'autoproclamato Guaidó e ha aggiunto che è in arrivo a Caracas una nuova fornitura di aiuti umanitari su richiesta del Governo legittimo del Venezuela e che gli Stati Uniti stanno deliberatamente destabilizzando la situazione in Venezuela.
Il Presidente Maduro convoca per sabato 30 Marzo una mobilitazione in tutto il paese, in quella che sarà la grande Operazione in difesa della libertà "Vincere la battaglia per la pace".
Risponde anche il Ministro degli Esteri venezuelano, J. Arreaza: "Ogni giorno il presidente Nicolas Maduro e il popolo del Venezuela ricordano agli Stati Uniti #HandsoffVenezuela".
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zajárova, ha chiesto la fine delle azioni provocatorie dell'autoproclamato Guaidó e ha aggiunto che è in arrivo a Caracas una nuova fornitura di aiuti umanitari su richiesta del Governo legittimo del Venezuela e che gli Stati Uniti stanno deliberatamente destabilizzando la situazione in Venezuela.
Il Presidente Maduro convoca per sabato 30 Marzo una mobilitazione in tutto il paese, in quella che sarà la grande Operazione in difesa della libertà "Vincere la battaglia per la pace".
mercoledì 27 marzo 2019
IL GOVERNO TEDESCO NON RICONOSCE L'INVIATO DI GUAIDO' COME AMBASCIATORE DEL VENEZUELA
++IL GOVERNO TEDESCO NON RICONOSCE L'INVIATO DI GUAIDO' COME
AMBASCIATORE DEL VENEZUELA PERCHE' GUAIDO' NON HA INDETTO LE ELEZIONI
ENTRO I 30 GIORNI. COMINCIA A SGRETOLARSI L'APPOGGIO UE A GUAIDO'.++
Lo riferisce il giornale tedesco "Neue Osnabrücker Zeitung" oggi, citando una risposta del Ministero degli Esteri tedesco (Auswärtiges Amt) a una richiesta di un partito La Sinistra.
Il 13 marzo 2019, il governo federale ha ricevuto per la prima volta Otto Gebauer, inviato di Guaidó, come "rappresentante personale del presidente ad interim", con il quale si sarebbero tenuti colloqui politici. "Non sono previsti ulteriori provvedimenti", ha affermato il ministero. L'esecutivo tedesco sostiene che, a suo avviso, "le condizioni politiche" per riconoscere l'inviato di Guaidó "non sono soddisfatte", perché è scaduto il periodo massimo di 30 giorni in cui Guaidó avrebbe dovuto indire le elezioni in seguito alle leggi venezuelane.
Secondo il giornale, in particolare la Spagna, tra gli stati dell'Unione europea, ha chiesto che i rappresentanti di Guaidó nell'UE non ricevano lo status o i privilegi diplomatici. Il riconoscimento di Guaidó è di natura politica e non è legato a nessun tipo di conseguenza legale, continua , e il fatto che Nicolás Maduro abbia un vero potere nel paese è evidente.
Nel contesto della lotta per il potere in Venezuela, il governo federale ha riconosciuto il leader dell'opposizione, Juan Guaidó, all'inizio di febbraio 2019, come presidente ad interim auto-proclamato.
Heike Hänsel, deputato del partito La Sinistra, ha accusato il governo tedesco di "aver manovrato fin dall'inizio ai margini del diritto internazionale". Ciò ha portato, secondo il deputato, evidentemente a "fare marcia indietro e negare l'accreditamento al cosiddetto Ambasciatore di Guaidó, Otto Gebauer, che ha avuto un ruolo di leadership nel tentativo di colpo di stato nel 2002".
(fonte: DW)
Lo riferisce il giornale tedesco "Neue Osnabrücker Zeitung" oggi, citando una risposta del Ministero degli Esteri tedesco (Auswärtiges Amt) a una richiesta di un partito La Sinistra.
Il 13 marzo 2019, il governo federale ha ricevuto per la prima volta Otto Gebauer, inviato di Guaidó, come "rappresentante personale del presidente ad interim", con il quale si sarebbero tenuti colloqui politici. "Non sono previsti ulteriori provvedimenti", ha affermato il ministero. L'esecutivo tedesco sostiene che, a suo avviso, "le condizioni politiche" per riconoscere l'inviato di Guaidó "non sono soddisfatte", perché è scaduto il periodo massimo di 30 giorni in cui Guaidó avrebbe dovuto indire le elezioni in seguito alle leggi venezuelane.
Secondo il giornale, in particolare la Spagna, tra gli stati dell'Unione europea, ha chiesto che i rappresentanti di Guaidó nell'UE non ricevano lo status o i privilegi diplomatici. Il riconoscimento di Guaidó è di natura politica e non è legato a nessun tipo di conseguenza legale, continua , e il fatto che Nicolás Maduro abbia un vero potere nel paese è evidente.
Nel contesto della lotta per il potere in Venezuela, il governo federale ha riconosciuto il leader dell'opposizione, Juan Guaidó, all'inizio di febbraio 2019, come presidente ad interim auto-proclamato.
Heike Hänsel, deputato del partito La Sinistra, ha accusato il governo tedesco di "aver manovrato fin dall'inizio ai margini del diritto internazionale". Ciò ha portato, secondo il deputato, evidentemente a "fare marcia indietro e negare l'accreditamento al cosiddetto Ambasciatore di Guaidó, Otto Gebauer, che ha avuto un ruolo di leadership nel tentativo di colpo di stato nel 2002".
(fonte: DW)
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