
Ricordiamo alla Serracchiani, che ha scritto l'interpellanza che
riportiamo qui sotto, che a norma del Trattato di Pace (1954) fra
Italia e potenze vincitrici, territorio e porto franco internazionale di
Trieste dovrebbero essere smilitarizzati e protetti dalle Nazioni
Unite. Invece, è divenuto luogo di partenza per carichi di armi
indirizzati a regimi in guerra, e di possibile presenza di armi di
distruzione di massa a bordo di navi nucleari militari in transito. Sono
partiti materiale bellico agli Emirati Arabi Uniti per oltre 12 milioni
di euro nel 2013 e per più di 6 milioni di euro nel 2015, l’Istat
segnala nel 2016 l’esportazione di armi e munizioni verso il Bangladesh
per circa 2 milioni di euro. Dal porto di Trieste partono carichi
militari utilizzati nello Yemen dalla coalizione a guida Saudita per
bombardare popolazioni inermi, nonostante questa invasione non abbia mai
ricevuto dalle Nazioni Unite legittimazione ma condanna, da parte
dell’ex Segretario Ban Ki-moon.Un rapporto al Consiglio di Sicurezza
dimostra l’utilizzo di bombe italiane sulle aree civili in Yemen ed
evidenzia come questo fatto possa costituire crimine di guerra. A quando
l'interpellanza su tutto questo?
Aspettiamo la
risposta del Ministero, ma a parte il fatto che c'è una bella differenza
tra coltan e armi, non ci risulta che le sanzioni riguardino il
coltan visto che si parla per altro di gennaio 2018. Nel frattempo non leggiamo lo
sdegno della Serracchiani sul fatto che in Comm. Esteri a Montecitorio
sia stata ancora rinviata la discussione delle Risoluzioni sul conflitto
in Yemen.
“Il Governo sgombri la nebbia
che avvolge da mesi la sorte di un carico di minerale raro strategico
spedito dal Venezuela alla volta del porto di Trieste. In una fase
delicatissima dei rapporti internazionali, il Governo deve chiarire se
l’Italia sta sostenendo il regime di Maduro favorendo una politica di
importazioni dal Venezuela al nostro Paese, in particolare per quanto
riguarda materie prime rare ad alto valore aggiunto come il ‘coltan’,
minerale fondamentale nella produzione di apparecchi elettronici
avanzati”. Lo afferma la deputata del Partito Democratico Debora
Serracchiani, rendendo nota una sua interpellanza ai ministri delle
Infrastrutture e Trasporti, dell’Economia e Finanze e degli Affari
esteri, con cui, oltre ai chiarimenti sugli indirizzi di politica
estera, chiede “se il Ministro dei Trasporti risulti essere a conoscenza
di questo trasporto di minerale verso l’Italia e se il carico abbia
davvero raggiunto il porto di Trieste e, ove confermato, se il ministro
delle Finanze risulti essere a conoscenza dell’identità del soggetto
importatore e se abbia ottemperato a tutte le normative, italiane e
comunitarie, e a tutti gli obblighi doganali previsti per tale
particolare tipologia di materia prima”.
Nell’interpellanza,
Serracchiani ripercorre le tappe di una vicenda che ha il suo inizio
‘ufficiale’ il 10 maggio 2018, con Nicolás Maduro che annuncia: “Oggi
parte la prima esportazione nella storia economica del Venezuela di un
minerale chiamato Coltan e verrà esportato dal Venezuela alla Repubblica
d’Italia”. Altre fonti parlano del rafforzamento dei legami commerciali
del Venezuela con l’Italia “per l’esportazione di Coltan al fine di
diversificare l’economia del paese e affrontare la guerra economica”.
Contemporaneamente, conferme da parte italiana giungono per voce del
sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza il quale confermava la notizia del
prossimo arrivo del Coltan venezuelano nel porto giuliano. Il primo
cittadino ha spiegato che tale arrivo avrebbe fatto seguito alla visita
di una delegazione venezuelana interessata a utilizzare, per la
trasformazione industriale, la zona franca sita in un’area presso il
capoluogo e a incontri presso le infrastrutture scientifiche dell’Area
di Ricerca (Ente di ricerca nazionale) e di Elettra – Sincrotrone
Trieste (società consortile per azioni di interesse nazionale). Dipiazza
ha aggiunto che il contratto sarebbe già stato firmato con
l’approvazione del “ministro delle Esportazioni”.
“A fronte delle
ripetute affermazioni di autorità venezuelane e dell’asserito
coinvolgimento di soggetti istituzionali italiani, è legittimo”,
sottolinea Serracchiani, “sapere se l’Italia sta commerciando con il
Venezuela in favore di Maduro e se Trieste sia la porta di questi
traffici”.
(Comunicato Stampa del 3 aprile 2019)