martedì 26 marzo 2019

IL VENEZUELA CONDANNA LA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI DA PARTE DELLA COLOMBIA NEI CONFRONTI DI 3 FUNZIONARI DEL MINISTERO DEGLI ESTERI

La Repubblica Bolivariana del Venezuela condanna fermamente la violazione dei diritti umani a tre funzionari del Ministero degli Esteri del Venezuela, che il 24 marzo, 2019, sono stati arbitrariamente arrestati dalle autorità di immigrazione dall'aeroporto internazionale di El Dorado in Bogotá, Colombia.
Inoltre sono stati confiscati i fondi del Consolato, i passaporti che appartengono allo Stato Venezuelano e persino i telefoni cellulari personali dei suddetti dipendenti pubblici.
Da più di un anno, il governo della Colombia ha bloccato i conti della Ambasciata del Venezuela a Bogotà e dei consolati del Venezuela in quel paese, con il preciso scopo di ostacolarne il normale funzionamento, in aperta violazione della Convenzione Vienna sulle relazioni diplomatiche. Questo ha causato l'impossibilità di garantire il normale funzionamento delle sedi diplomatiche e ha determinato un graduale accumulo di oneri, come stipendi, affitto, bollette e molto altro, come denunciato anche in una lettera del 10 agosto 2018.
Dopo la rottura delle relazioni diplomatiche, un comitato di funzionari del ministero degli Esteri del Venezuela si è recato in Colombia per far fronte agli impegni finanziari esistenti, visitando la sede del Consolato del Venezuela a Cartagena e l'Ambasciata a Bogotà.
Quando i membri della commissione stavano per lasciare il territorio colombiano, dopo aver assolto con successo la missione, c'è stata una detenzione illegale di funzionari e la confisca delle beni sensibili, che si aggiunge ai recenti tentativi di occupazione forzata della sede dell'Ambasciata venezuelana a Bogotà con il consenso irresponsabile del governo colombiano.
Di conseguenza, il governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela invia protesta formale e chiede alla Colombia il rientro immediato e incondizionato dei beni confiscati e si riserva di applicare tutte le misure previste dai rapporti di reciprocità dentro e fuori il territorio venezuelano.

VENEZUELA, NUOVE PROVE SUL COINVOLGIMENTO DI GUAIDO' NELLA CREAZIONE DI CELLULE TERRORISTICHE.

Attualmente è in fase di smantellamento una rete di cospirazione correlata a cellule terroristiche in formazione e mercenari centroamericani, che sarebbero stati ingaggiati e formati per commettere azioni selettive (omicidi, sabotaggi, attentati) contro i leader chavisti nel tentativo di far precipitare l'opzione violenta attraverso una guerra irregolare nel quadro dell'aggressione USA contro il Venezuela. 

Abbiamo già pubblicato
alcuni dei colloqui tra l'autoproclamato Juan Guaidó e il suo braccio destro, Roberto Marrero, in cui progettavano azioni terroristiche contro il paese con l'incursione di gruppi paramilitari, sabotaggi e falsi positivi. (LINK)

Ieri sera, 25 marzo, il Ministro ha tenuto una nuova conferenza stampa. A questo LINK trovate nuove prove "
della barbarie della destra che ruba i soldi della nazione, che ingaggia assassini per seminare ansia e violenza, che non perseguono nemmeno un obiettivo politico, cercano solo di sottrarre miliardi di dollari che appartengono a tutto il Venezuela", così il Ministro delle Comunicazioni della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Jorge Rodriguez sul suo account tw.
Il Ministro ha dichiarato che tra coloro che sono coinvolti nel piano insurrezionale c'è un certo Planchart Juan Marquez, che sarebbe un informatore e facilitatore per il furto dei beni pubblici venezuelani all'estero. Come? Planchart è un avvocato con 10 anni di esperienza nella consulenza legale nel settore petrolifero e attualmente è responsabile del dipartimento legale della Rosneft
(la compagnia petrolifera di proprietà in maggioranza del governo russo), dunque in una posizione privilegiata per fornire informazioni. Per altro esiste un legame familiare tra Guaidó e Planchart. Secondo il sito di giornalismo investigativo La Tabla, Planchart è un cugino della madre dell'autoproclamato Guaido' (LINK).
Le conversazioni mostrate dal Ministro Rodriguez  sulla trama di furto dei beni venezuelani, affinché fossero depositati su conti bancari appartenenti anche al partito di Guaido', Volonta Popolare, e utilizzati per la cospirazione, mostrano Guaidó mentre dice a Roberto Marrero (arrestato per essere considerato il principale legame con i mercenari) che erano disponibili $1MLD e che Planchart era "disposto a negoziare" la frode (in cambio di una percentuale) e lo definisce un "amico che sta aiutando" a raggiungere il loro piano.

Qual era il piano di Guaidó-Planchart che richiedeva una negoziazione preventiva, come dimostrato dalle informazione mostrate dal Ministro venezuelano?
La Tabla ha pubblicato sul suo sito web (LINK) gli obiettivi di appropriazione indebita da parte Guaidó, "in virtù del riconoscimento da parte di alcuni governi della sua autoproclamazione come presidente ad interim". 
Juan Antonio Planchart Marquez aveva promesso a Guaidò $1MLD grazie all'acquisto forzato di 49% delle azioni di proprietà di PDV-Caribe (una filiale di PDVSA, attraverso Petrocaribe)' nella raffineria Refidomsa, come lo stesso governo domenicano ha apertamente dichiarato a gennaio". Proprio LaTabla, attraverso un'inchiesta documentale, ha scoperto che "Planchart è il cognato del vice presidente della società elettricità Haina, operatore del settore energetico nella Repubblica Dominicana, uno dei principali clienti della raffineria in conflitto d'interessi di partecipazione nella stessa società."Felix Jimenez, presidente della raffineria, ha dichiarato lo scorso gennaio che il governo dominicano stava negoziando l'acquisto delle azioni detenute da PDVSA Refidomsa (49%), e ha minacciato che il presidente Danilo Medina sarebbe ricorso per vie giudiziali per dichiarare l'utilità pubblica (da parte dello Stato della Repubblica Dominicana) della raffineria per poter così procedere con la sua acquisizione forzosa. Petrocaribe fornisce il greggio alla Refidomsa, il restante 51% delle azioni sono in mano al paese centroamericano. Il blocco finanziario e le sanzioni contro il Venezuela "renderebbe impraticabile il funzionamento della raffineria, che è stata colpita dalle misure adottate dagli Stati Uniti e dall'Unione europea", ha riferito LaTabla.
Da quella dichiarazione di gennaio, sono passati due mesi e i negoziati sono ad un punto morto. Pertanto, come risulta dalle intenzioni del governo dominicano, il presidente Medina starebbe  per attuare un "acquisto forzoso", cioè una confisca. Infatti, secondo quanto ha rivelato il Ministro della Comunicazione del Venezuela, sarebbe stato riconosciuto a Guaido' un deposito in conti gestiti dalla squadra dell'autoproclamato. Inoltre, altri beni venezuelani utilizzati per la cospirazione mercenaria antichavista, sarebbero venuti da un debito petrolifero, stimato in $240MLN a febbraio 2018, che la Repubblica Dominicana non ha potuto pagare al Venezuela a causa del blocco finanziario statunitense. "La stessa tecnica si sarebbe applicata nel caso in cui la PDVSA avesse accettato la vendita di Refidomsa", afferma La Tabla. Così, il presidente della raffineria, dopo l'acquisizione forzosa da parte dello Stato dominicano, avrebbe dato il via alla partecipazione del "settore privato"nella società petrolifera. Tradotto, privatizzazione di quello che prima era di proprietà pubblica, in parte venezuelana. (LINK)

È qui che la trama si fa interessante, a favore degli interessi di Planchart e della sua famiglia negli affari in Repubblica Dominicana. L'avvocato, agli arresti in Venezuela, ha un cognato, un certo Luis Sanz, attuale vice presidente della società elettrica Haina, il principale operatore del settore elettrico nel paese centroamericano (LINK).  "E' evidente che John Planchart, dice La Tabla, ha avuto accesso a informazioni privilegiate attraverso suo cognato", "che a sua volta le ha ottenute dalla EGE Haina, che indubbiamente, essendo un grosso consumatore di combustibile per la generazione di calore, ha un forte interesse in Refidomsa".
Grazie alla cattura di Marrero e Planchart, si è scoperto un complotto internazionale che avrebbe significato una grave violazione non solo del diritto internazionale, visto il coinvolgimento dello Stato domenicano nella cospirazione finanziaria, ma anche all'economia e alle finanze del Venezuela, che sono sotto attacco degli Stati Uniti per favorire il colpo di stato con a capo Guaidó insieme al suo entourage di tecnocrati.


Con questo schema di furto l'opposizione venezuelana, senza molti sforzi, avrebbe incamerato denaro pubblico attraverso negoziazioni fraudolente così da dare ossigeno  alle cellule terroristiche con al loro interno mercenari centroamericani, in un piano tipico alla Elliott Abrams. Lo scandalo che ha scatenato il caso Iran-Contra lo dimostra: anche in quel caso si sono usate trattative fraudolente per finanziare guerre irregolari in America centrale e nei Caraibi. In questo caso, Planchart ha giocato un ruolo chiave, dietro le quinte come un operatore finanziario che cerca di guadagnare 'qualche' dollaro con poche telefonate.

(fonte: LINK)

VENEZUELA, MISSILI S-300 SCHIERATI A MANUEL RIOS

Secondo quanto riferisce Image Sat International, società di servizi geospaziali, le immagini satellitari mostrerebbero l’installazione nelle ultime ore di ulteriori missili di difesa anti-aerea S-300, nella base aerea di Captain Manuel Rios nello stato di Guarico a sud di Caracas.

lunedì 25 marzo 2019

CORREA SPIEGA L'ABERRAZIONE DELL'AUTOPROCLAMAZIONE DI GUAIDO'


DEDICATO A TUTTE LE IENE DEL MONDO.
Anche Rafael Vicente Correa Delgado, economista e presidente dell'Ecuador dal 2007 al 2017, spiega l'aberrazione dell'autoproclamazione di Guaidog a 'presidente' del Venezuela.
Se anche così non è chiaro fatevi vedere da un equipe di fenomeni perché quello bravo non basta.

TRUMP SI AUTOPROCLAMA PADRONE DEL MONDO

In una giornata ancora una volta nefasta per il Diritto Internazionale, con il riconoscimento da parte USA delle sovranità israeliana sulle Alture siriane del Golan in violazione di tutte le risoluzioni ONU, si acuisce lo scontro tra USA e Russia sul Venezuela.
"Gli Stati Uniti non resteranno a guardare mentre la Russia esaspera le tensioni in Venezuela": è il messaggio che il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha inviato a Mosca nel corso di una telefonata al ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov. "Il continuo aumento di personale militare russo a sostegno di Maduro rischia di prolungare la sofferenza del popolo venezuelano", ha aggiunto Pompeo. Ieri due aerei militari russi sono arrivati a Caracas con un centinaio di militari e decine di tonnellate di materiale. (ANSA).
Due aerei russi sono atterrati a Caracas sabato con equipaggiamenti e funzionari per onorare i contratti tecnico-militari "in fase di adempimento", hanno riferito fonti dell'ambasciata russa a Sputinik.
"La Russia ha diversi contratti che sono già in fase di esecuzione, contratti tecnici militari, e fanno diversi voli e portano diverse cose", ha aggiunto la fonte.
Inoltre, ha aggiunto che questi voli "non hanno nulla di misterioso", perché sono operati nel quadro di contratti firmati anni fa. Secondo le immagini che circolano in rete, due aerei appartenenti all'aviazione russa, un Antonov An-124 e un aereo passeggeri Ilyushin Il-62, sono arrivati ​​sabato alla rampa presidenziale dell'aeroporto internazionale Simón Bolívar, situato nello stato di Vargas (nord). L'aereo trasportava 99 soldati e 35 tonnellate di carico sotto il comando di Vasily Tonkoshkurov.


Secondo quanto riferisce Reuters, il ministero degli Esteri russo ha accusato il segretario di Stato Mike Pompeo, in una conversazione telefonica, che gli Stati Uniti hanno tentato di organizzare un colpo di stato in Venezuela, in violazione della Carta delle Nazioni Unite. Pompeo ha esortato la Russia a porre fine a ciò che ha definito "comportamento non costruttivo" con il riconoscimento al Presidente venezuelano Nicolás Maduro e ha condannato il sostegno militare al suo governo.
LA RISPOSTA DEL MINISTRO DEGLI ESTERI DEL VENEZUELA
"Signor Pompeo, sa bene che le uniche tensioni sul Venezuela sono quelle che il suo governo ha generato attraverso le minacce dell'uso della forza, il blocco economico criminale e la leadership diretta che Washington ha assunto nel fallito del colpo di stato. La Repubblica Bolivariana del Venezuela è irrevocabilmente libera e indipendente e manterrà la cooperazione militare con i suoi alleati nel mondo, per rafforzare i metodi di protezione della popolazione e del territorio venezuelani contro qualsiasi aggressione esterna. Cinico che un paese come gli Stati Uniti, con più di 800 basi militari nel mondo, molti dei quali in America Latina, e un budget militare in crescita di oltre 700 miliardi di dollari, interferisca nei programmi di cooperazione tecnico-militare tra la Russia e Venezuela". (J. Arreaza)

IL 'PARADISO' PUO' ATTENDERE.

"Il nostro obiettivo è di raggiungere $100MLN in 60 giorni". Ne sono passati 30 e hanno raccolto $2,524MLN, che vengono gestiti dall'alleato strategico colombiano, in attesa di fare uno "studio". Però c'è un' "emergenza umanitaria", addirittura "carestia" ... ma ci faranno sapere fra altri 30 giorni.
"Che c'hai n'euro?"

A grande richiesta quindi ritorna.

L'ULULATO RACAPRICCIANTE DELLA IENA RIDENS


first of many reports by Bartlett regarding the situation in Venezuela. LINK


Come dice un proverbio africano "Non si può fare guardiano del cimitero una iena", figuriamoci se è quello delle verità. La iena macchiata, nota anche come iena ridens o iena maculata, è una iena indigena dell'Africa subsahariana. Viene classificata dall'IUCN tra le specie a rischio minimo di estinzione, mentre le 'Iene' purtroppo proliferano come topi campagnoli. La puntata di ieri del noto format berlusconiano può essere classificata forse come il punto più basso della propaganda golpista filo statunitense contro il Venezuela. Oltre alle solite bufale ampiamente smontate in questi mesi, c'è stato un'operazione indegna di umanizzazione di un guarimbero, fascista e terrorista, addirittura in un progressista. Ci mancava solo che lo proponessero per il nobel per la pace in stile Obama. Ovviamente il servizio serviva per attaccare anche Cuba. 
Approfittiamo allora per dare spazio anche noi ad una giornalista, lei sì, e regista venezuelana, che insieme al fotoreporter britannico, Alan Gignoux, (entrambi vivono a Londra) hanno passato 1 mese in Venezuela per girare un documentario per un importante canale televisivo mondiale.

In un’intervista col giornalista Paul Cochrane, hanno confrontato il ritratto che i media mainstream danno del paese con quanto visto in prima persona.

Paul Cochrane (PC): Perché siete andati in Venezuela, quanto tempo ci siete stati e dove siete andati?

Alan Gignoux (AG): Siamo andati a giugno 2018 per un mese per girare un documentario; al momento non posso rivelare quali canali lo trasmetteranno, ma dovrebbe essere presto disponibile. Abbiamo visitato la capitale Caracas, Mérida (nelle Ande), Cumaná (sulla costa) e Ciudad Guayana (vicino alla foce del fiume Orinoco).

PC: Come sta il Venezuela in confronto a come viene mostrato nei media occidentali?

Carolina Graterol (CG): Sono una giornalista ed ho familiari in Venezuela. Sapevo che la realtà era molto diversa da ciò che i media ritraevano, ma sono rimasta sorpresa. La prima cosa che abbiamo notato è stata la mancanza di povertà. Alan voleva filmare i senzatetto ed i poveri per le strade. Ne ho visti tre proprio stamattina a Londra, ma in Venezuela non siamo riusciti a trovarne, né nelle grandi né nelle medie città. Volevamo intervistarli, ma non siamo riusciti a trovarli. Di questo bisogna ringraziare i programmi multidisciplinari gestiti dal governo, con servizi sociali che si danno da fare per tenere i bambini lontani dalle strade o per restituirli alle rispettive famiglie. Il programma è in corso da molto tempo, ma non mi ero resa conto di quanto fosse efficace.

PC: Alan, cosa ti ha sorpreso?

AG: Dobbiamo essere realistici. Le cose sembrano logore e stanche. C’è cibo, ci sono ristoranti e caffè privati ​​aperti, e si poteva sentire la crisi economica in arrivo. La povertà non è però così grave come quella che ho visto in Brasile o Colombia, dove ci sono molti bambini in strada. Il Venezuela non sembra avere un problema di senzatetto, le favelas hanno acqua corrente ed elettricità. L’estrema povertà non sembra così grave come in altri paesi sudamericani. In molti, prima che partissi, mi avevano detto di stare attento alla criminalità. Abbiamo però collaborato con una signora di El Salvador, che ci ha detto che il Venezuela è un paese tranquillo se paragonato al proprio, dove all’entrata delle caffetterie ci sono guardie con mitragliatrici. Alcuni sardonicamente dicono che molti criminali se ne sono andati, in Argentina, Cile od altrove, perché oramai non è rimasto molto da rubare.

PC: In che modo le sanzioni statunitensi hanno influenzato i venezuelani?

CG: Il cibo costa molto, ma la gente compra, anche a dieci volte il proprio stipendio. A causa dell’inflazione, bisogna effettuare più pagamenti con carta, perché la macchina non ammette una transazione così alta tutta in una volta. Il governo ha creato un’associazione, i Comitati Locali per la Produzione e l’Approvvigionamento (nota col suo acronimo spagnolo CLAP), che ogni mese dà a 6 milioni di famiglie un pacco di cibo. L’idea è quella di bypassare le reti di distribuzione private, l’incetta e la scarsità. La nostra assistente proveniva da una zona della classe media di Caracas. Nonostante lei fosse l’unica chavista lì, anche gli altri residenti si sono messi assieme ed hanno creato un sistema CLAP, con una scatola contenente 19 prodotti. A meno che non si guadagni tantissimo, o che non si riceva denaro dall’esterno, occorre trovare altri metodi per nutrirsi. Le dispense erano piene, e si stava cominciando a mettere cose da parte in vista di eventuali emergenze. Le persone hanno perso peso, molti adulti a mio avviso dai 10 ai 15 chili. L’ultima volta che ero stato qui, tre anni fa, avevo trovato molti obesi, come ci sono negli Stati Uniti. Stavolta invece la gente sembrava in buona forma, nessuno stava morendo di fame o malnutrizione.

PC: Con cosa si alimentano dunque i venezuelani?

CG: Stanno attuando una dieta vegetariana. I negozianti si sono scusati con noi perché non potevano offrirci carne, ma solo fagioli neri, lenticchie o verdure. Sono stati tutti costretti ad assumere una dieta del genere, e forse la lamentela principale era che non si poteva mangiare carne come prima. La situazione non è così seria. Prima che Chávez salisse al potere, il Venezuela aveva il 40% di povertà critica, e l’80% di povertà in generale. Il tasso è sceso al 27%, e prima della crisi la povertà critica era solo al 6 o 7%. Tutti ricevono aiuto dal governo.

PC: Il cibo è quindi la preoccupazione principale?

CG: Il vero attacco all’economia riguarda il cibo. Quando si ha un’iperinflazione, tutto sale di prezzo, in particolar modo il settore alimentare. Bollette come quelle di acqua, elettricità e trasporto pubblico non sono aumentate poi di così tanto, e comunque rappresentano solo una piccola percentuale della spesa familiare. Questo è il motivo per cui le distorsioni al momento presenti nell’economia non sono intrinseche, bensì causate da fattori esterni. Altrimenti tutto sarebbe dovuto essere aumentato.

PC: Alan, hai perso peso in Venezuela?

AG: No! Quel che mi ha sorpreso è vedere il numero di persone che coltivano i propri orti. È un po’ come in Russia, dove tutti hanno una dacia. Il Venezuela è un paese tropicale, quindi è facile coltivare prodotti agricoli. Gli alberi di mango, ad esempio, sono ovunque.

PC: La crisi della quale leggiamo tutti i giorni è quindi principalmente dovuta alle sanzioni statunitensi?

CG: Le sanzioni hanno causato problemi al paese. Voglio essere sincera. Penso che il governo sia stato lento ad agire nella direzione in cui il paese veniva spinto. Non è stata una buona idea ripagare $70 miliardi di debito estero negli ultimi cinque anni. A mio parere, Maduro ha deciso di onorare il debito estero pensando che questo fosse il modo giusto per ripagare gli impegni; allo stesso tempo, però, questa guerra economica ha iniziato ad espandersi, sia internamente che esternamente, con il conseguente blocco dei prestiti internazionali.
Il governo avrebbe dovuto intervenire anche contro la Colombia, rea di aver permesso la creazione di oltre un centinaio di case di scambio al confine col Venezuela. Queste, sfruttando tassi di cambio diversi, hanno contribuito ad eròdere il bolívar. Si sarebbe dovuto denunciare il governo di (Juan Manuel) Santos. Se la Colombia dice che il petrolio venezuelano che attraversa il confine è di contrabbando, perché lo stesso non vale per la valùta? Ricordate, l’esportazione colombiana più profittevole è la cocaina – il traffico di narcotici in genere – e questa è cresciuta in modo esponenziale. Hanno in pancia un eccesso di dollari USA, devono quindi riciclarli. Questo meccanismo ha prosciugato la moneta venezuelana, ed innescato l’iperinflazione. Circa 12 anni fa, inoltre, l’oligarchia venezuelana stanziata a Miami ha creato un sito web, DolarToday, col fine di distruggere l’economia del proprio paese.

PC: Cos’altro ti ha colpito?

CG: Il popolo non ritiene la situazione troppo grave, cosa che trovo incredibile. La gente è disposta a condividere quel che ha. Ci siamo trovati in situazioni difficili, come quando la nostra macchina è rimasta in panne di notte.
AG: Tutti dicono che non è sicuro guidare di notte in Venezuela. Eravamo in viaggio, e, avendo solo mezz’ora di viaggio, pensavamo che sarebbe stato un giro tranquillo. All’improvviso è bruciato un trasformatore. Pensavo che quello sarebbe stato il mio incubo venezuelano, bloccato in mezzo al nulla su una strada buia di notte. Chi mai ci avrebbe potuto trovare?
CG: Dato che non c’erano luci, abbiamo dovuto usare i nostri telefoni per far sapere ai camion che eravamo sulla strada.
AG: Ho fatto finta di essere sordo, perché col mio spagnolo zoppicante non sarei mai potuto passare per indigeno. Alla fine, un vecchio pick-up ci ha fatto salire. Le occupanti sembravano piuttosto rudi, ma sono state gentili e ci hanno portato in una stazione di servizio.
CG: Te l’ho detto Alan, non sei negli Stati Uniti, non ti avrebbero sparato!
AG: Ero con tre donne ed avevo del denaro, ho pensato che mi avrebbero sparato. Tutto però è andato per il verso giusto, credevano che fossi sordo.
CG: Ci hanno detto che potevamo dormire in un negozio, invece siamo rimasti in macchina, e tanto è bastato.

PC: Che dire delle interruzioni di corrente che hanno afflitto il paese?

CG: Durante i blackout, la gente si è riversata nelle strade, a parlare e suonare. Sembrava un paradiso, niente smartphone o tv, ma un vero contatto umano. Le persone cucinano assieme. Durante il giorno giocano a domino. Chi ha bambini forse è più stressato, specialmente se vive in un palazzone, dove se non si ha elettricità non si ha neanche acqua. Questo è il motivo per cui gli Stati Uniti colpiscono la rete elettrica, perché significa bloccare il passaggio dell’acqua a Caracas, una città da 10 milioni di persone. Fortunatamente sparsi in giro ci sono pozzi con acqua pulita, grazie ai quali gli abitanti possono fare la fila ed accaparrarsela.

PC: C’è stata quindi una reale discrepanza tra l’immagine che vi è stata data del Venezuela e la realtà?

AG: Certo. Ci sono sì code per rifornirsi di benzina, ma non si muore di fame e, come detto, la povertà non si avvicina neanche lontanamente a quella brasiliana. Non direi che ci sia una dittatura, la gente critica il governo e gli Stati Uniti, ma anche Chávez e Maduro. Il Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV) ha ammesso di aver preso decisioni economiche sbagliate. Pensavo che sarebbe stato più repressivo, ma non lo è stato. Credo che i venezuelani incolpino della situazione più gli statunitensi che Maduro.

PC: Cosa ne pensate delle polemiche di febbraio per gli aiuti americani e canadesi bloccati dal Venezuela?

AG: Era un cavallo di Troia, uno stratagemma per far entrare gli Stati Uniti. Perché le agenzie internazionali non hanno voluto prendere parte al piano? Ci sono invece stati aiuti da parte di cinesi e russi.
CG: Non c’è quel caos che Stati Uniti e Trump auspicavano. Guaidó è l’uomo più odiato del Venezuela. È costretto a soggiornare in un hotel di lusso a La Mercedes, un costoso quartiere di Caracas. Lì l’elettricità c’è, hanno fatto scorta di generatori. Assieme alla famiglia, ha a disposizione un intero piano dell’albergo. Mentre la gente soffre, lui prova gli abiti per il prossimo viaggio in Europa. Praticamente, vive in una bolla.
AG: Pensi che Guaidó fallirà?
CG: I venezuelani stanno facendo tante battute col suo nome, perché in spagnolo c’è un termine simile – “huevón” – che significa “stupido”. E guarda alla manifestazione di La Mercedes dell’altro giorno (12 marzo). La folla non si è presentata. Sta diventando una barzelletta nel paese. Più Europa e Stati Uniti lo legittimano come presidente, più la situazione diventa paradossale, visto che non lo è. Chávez aveva predetto quanto sta accadendo oggi, ha scritto cose a riguardo. Il popolo ora sta rileggendo le sue opere.

PC: C’è molto materiale sulla storia dell’interventismo USA in Sud America per poter fare una previsione in questo senso. C’è anche da sottolineare il ruolo del Canada e delle relative compagnie minerarie, che, di recente, sono sbarcate in Honduras e Paraguay, e che ora appoggiano Guaidó.

CG: Esattamente. Guarda al Cile del ’73, cos’è successo ai sandinisti ad El Salvador ed in Guatemala.
È una strategia economica ben collaudata: l’obiettivo di queste forze esterne è quello di far salire i prezzi di forniture e prodotti, per innescare una crisi.


Fonte: LINK
Traduzione da: LINK   

CUBA, CARDINI: IL BUON PADRE DI FAMIGLIA

Nei giorni scorsi abbiamo appreso sulla stampa cubana che a L'Avana sorgerà un parco acquatico all'interno dell'Acqu...